Da: "Culture Jammers Network" <jammers@lists.adbusters.org>
A: "Culture Jammers Network" <jammers@lists.adbusters.org>
Oggetto: Communique #1: Moving Beyond the Spectacle
Data: giovedì 15 aprile 2004 4.52

JAMMERS,

Our culture has become a show – Guy Debord called it an "integrated
spectacle" – where technology and pageantry eclipse politics; where the
state and economy coalesce with secrecy and unanswerable lies. You've
probably had the feeling: you're floating in an alien world that's
larger than life – beyond your control, beyond time. Debord called it
"an eternal present."

The media's role in this cultural vaudeville? To feed the spectacle
with one-way stories, infotainment and mind-numbing hype. To keep us
amused, but rarely informed or inspired. How can we move past this
malaise, beyond the hollow din of reality shows and celebrity news, and
back to a life that matters?

Call it ironic, call it poetic, but people tell of strange things
happening when they tune out their screens; they tune back into life.
"I rediscovered Vivaldi and Vonnegut and found I have a lot less spare
time," says one. "I've been doing so many more things." Another says,
"I learned that my wife hums in the shower, which is so cute. I guess I
never could hear it over the TV."

TV TURNOFF WEEK
April 19-25 marks this year's annual seven day celebration of tube-free
existence. What will you be up to? Meeting neighbors, smashing up TVs,
or just opting out? Let us know.
<http://www.adbusters.org/metas/psycho/tvturnoff/>

MEDIA CARTA
The cultural spectacle is personal, because it messes with our minds.
But how do we move to the next level? As the information age unfolds,
and the flow of commercial messages intensifies, we launch a media
democracy movement.
<http://www.mediacarta.org>

SECOND ANNUAL ABTV CONTEST
The information age must be filled with our stories. We switch from
being corporate-consumers to culture-producers. Send us your most
inspiring, amusing and politically pointed work.
<http://www.adbusters.org/abtv/contest/>

---------------------------------------
NEWS FROM THE FRONT
---------------------------------------

MEDIA MINDFUCK EXPOSED
On our website: a realistic view of the collective mediascape; a map of
the world's biggest names in news, animated in flash. See where the
free press really lies.
<http://adbusters.org/jams/udlr/>
* * *
BLACKSPOT SNEAKER
"What an intriguing idea. A non-brand. An anti-brand. Its own brand.
But then, I thought, why stop there? Why be an organization marketing
an anti-brand, when it can become so much more than just that? Why not
turn blackspot sneaker into an anti-corporation? Fight fire with fire.
Make the shoe's owners the company's owners. Whenever someone buys a
pair of blackspots, he or she is buying a share in the blackspot
sneakers. A cooperative. An anti-corporation."
<http://www.blackspotsneaker.org>
* * *
PROTECTOR OR PREDATOR
Adbusters magazine #53, Hope and Memory, takes an uncompromising look
at the legacy of 163 US military interventions overseas from 1801
onwards.
<http://www.adbusters.org/jams/history/flash.html>

Pass it on.

fonte: http://www.adbusters.org

 
 

 

---------------------------------------------------------------------------------------------------  
     
 

Il governo vuol fare in fretta. Voto finale il 29 al Senato
I dati dell'Authority: i due colossi oltre il 30% della torta
Gasparri, tempi accelerati
Rai e Mediaset, troppe risorse
Legge tv in aula, il 29 aprile voto finale al Senato
Viale Mazzini vota il bilancio 2003, utile di 24,7 milioni
di ALDO FONTANAROSA

ROMA - I dati dell'Autorità per le Comunicazioni, arbitro del settore televisivo, parlano chiaro. Anche nel 2001, nel 2002 e infine nel 2003, la Rai e Mediaset (quest'ultima attraverso Rti e la concessionaria di pubblicità Publitalia) si sono prese ciascuna più del 30 per cento della "torta": più del 30 per cento delle risorse economiche della televisione. Questi soggetti, quindi, sono oltre la soglia ammessa. Soglia che la legge Maccanico (fin dal '97) fissa proprio al 30 per cento. Il superamento era già avvenuto nel 1998, 1999 e 2000.

Letti questi dati, l'Autorità non può fare a meno di scrivere che l'Italia della televisione è in mano a due soli soggetti, Rai e Mediaset, protagonisti del più classico dei duopoli. Una situazione che impedisce ad "operatori minori" di conquistare ascolti e risorse "in quantità significative".

Così, dopo 6 lunghi anni di studi, l'Autorità sembra perfino pronta a prendere una qualche decisione contro Rai e Mediaset, che verrebbero costrette a dimagrire. Per parare il colpo, al Senato, Forza Italia ed An provano a convincere l'Udc e l'esitante Lega all'ultima accelerazione.

Forza Italia e larga parte di An spingono per dare l'ultimo definitivo via libera alla nuova legge sulla comunicazione, la Gasparri. Questo provvedimento cancellerebbe le norme anti-concentrazione scritte nella precedente legge (la Maccanico), a partire proprio dalla soglia del 30 per cento delle risorse tv. Votare la Gasparri, mandando così in soffitta la legge Maccanico, significa risparmiare a Rai e Mediaset le dolorose cure dimagranti che l'Autorità è sul punto di imporre, dopo avere esitato così a lungo.

 

La fretta del Polo si è vista nitidamente in commissione Lavori pubblici al Senato, convocata in seduta notturna pur di completare i lavori. La convocazione notturna, però, non è garanzia sufficiente. Intanto perché l'Ulivo e Rifondazione hanno depositato 368 proposte di modifica al testo e vogliono usare tutto il tempo a disposizione (10 minuti per senatore) così da rallentare i lavori.

Si agita poi il fantasma della Lega Nord, che ieri ha mandato a gambe all'aria le norme sulle discoteche con grande arrabbiatura di An e Forza Italia. Il capo dei deputati leghisti Cè esclude che il suo partito possa fare qualche "scherzetto" anche su quella legge televisiva che tanto sta a cuore al Cavaliere. Forza Italia, però, non si fida e - in attesa della decisiva riunione leghista, questa sera - ha ottenuto l'ennesima corsia preferenziale: la Gasparri passerà in aula già domani anche se la commissione non ne avrà ultimato l'esame. Obiettivo è arrivare al voto definitivo dell'aula il 29 aprile, così da anticipare l'Autorità.

L'Autorità per le Comunicazioni, presieduta dal giurista Enzo Cheli, attribuisce quote precise di mercato a Rai e Mediaset (i numeri del provvedimento sono riassunti nella tabella). Per Mediaset il 2003, malgrado la frenata degli investimenti pubblicitari, è stato ancora positivo: Publitalia, concessionaria di pubblicità, ha il 35,7 per cento del mercato (contro il 35,5 dell'anno prima). Segno positivo anche per Rti (al 31,4 per cento contro il 31,2 dell'anno precedente). La Rai, invece, arretra: era al 40,3 per cento delle risorse televisive nel 2002, mentre deve accontentarsi del 38,1 per cento (nel 2003).

Eppure questo arretramento della Rai sarebbe ormai finito. Ne è convinto il consiglio d'amministrazione che ha approvato la proposta di bilancio del 2003. Proposta che ipotizza un utile netto di 24,7 milioni. Una nota di viale Mazzini dice che il risultato di 24,7 milioni arriva "dopo aver stanziato ammortamenti anticipati per 34,6 milioni oltre a quelli ordinari". Il bilancio dell'intera galassia Rai, "a livello consolidato", chiude con un "utile netto di 82,2 milioni". Anche il presidente Lucia Annunziata vota a favore del bilancio. La critica il consigliere Veneziani: l'azienda va bene - dice - malgrado la "pregiudiziale" opposizione del nostro presidente.

( 21 aprile 2004 )

Authority, click per visualizzare

fonte: http://www.repubblica.it

---------------------------------------------------------------------------------------------------  
   
 


RETE - Dopo aver riformato università, con i visibili risultati di confusione e di disinformazione inerenti alle modalità di cambiamento, tagli di finanziamenti e scarsi investimenti nel settore della ricerca scientifica ed artistica, aver ridotto le possibilità per i genitori che lavorano tutto il giorno, di poter affidare l'istruzione elementare a tempo pieno ai propri figli non potendo, per motivi professionali assisterli continuamente, il Ministro alla pubblica istruzione Letizia Moratti ha dato una decisiva sferzata anche alle scuole medie e superiori. Che le scuole medie fossero da tempo relegate ad un limbo culturale era già noto da tempo, ma ora volgono sempre di più alla formazione di individui ben inquadrati in classi sociali, plasmandone comportamenti ed interessi, ostentando allo stesso tempo un progresso ed una tecnologia inesistenti. Per cominciare basta prendere in esame le nuove materie introdotte dalla riforma scolastica: salute, affettività, educazione stradale ed informatica. Le prime tre evidenziano la tendenza ad avere un controllo sul comportamento dei ragazzi, mentre l'ultima vuol dimostrare un interesse al progresso da parte del governo italiano, lasciandoci il dubbio se veramente può la presenza di un computer in classe colmare le altre numerose lacune del livello dell'insegnamento. Ad esempio la storia antica verrà eliminata dalle scuole medie: verrà trattata in terza elementare, poi al liceo, e se uno studente dovesse scegliere una formazione di tipo professionale, niente più. Ciò comporta un livellamento delle conoscenze, il che vuol dire che se un ragazzo non ha alle spalle una famiglia con un buon livello culturale, non potrà mai colmare il gap dei ragazzi “più fortunati” che hanno avuto la possibilità di coltivare determinate capacità ed interessi, un lavoro che spetterebbe di dovere alla scuola pubblica. Ci si approssima ad avere delle generazioni inquadrate in status sociali che non si sono potuti scegliere, ma che hanno ereditato, senza poter di fatto modificare, se ne hanno volontà, la loro condizione. Di fatto come può un ragazzo appassionarsi ad argomenti e tematiche se nessuno gliene propone la conoscenza? Ora la riforma verterà verso il confezionamento di obbiettivi adeguati alla capacità fin quì dimostrate dallo studente, senza cercare in alcun modo di trovarne, se presenti, facoltà nascoste. Tornano così materie come taglio e cucito (in alternativa meccanica pei i maschi), adatte per chi non è ritenuto all'altezza di conoscere alte arti. Come se ciò non bastasse vengono ridotte le ore di insegnamento (n.b. gli insegnanti sono pagati ad ore…), reintegrandole con ore facoltative. Anche inglese, il fiore all'occhiello della riforma Moratti, verrà ridotto da tre ad un ora di insegnamento alla settimana. Un ulteriore passo indietro è stato fatto nell'insegnamento delle scienze. La ormai accettata e dimostrata teoria dell'evoluzionismo darwiniano, verrà accantonata per far tornare la precedente teoria creazionista, adeguata ad un paese cattolico come l'Italia, accentuando ancor di più la propensione del governo a creare una tipologia di elettori a lungo termine, appiattendo le conoscenze dei più sfortunati e valorizzando, tramite sistemi di valori approssimativi, chi è inserito in situazioni sociali agiate.

M. Zanettin


<torna ad operazioni