Marinaio di montagna

January 27th, 2008

26.jpg

Sembra passato un anno dal mio ultimo post…
Recupero le idee, e cerco di metterle in fila. Con il nuovo anno, sono cambiate già molte cose, o meglio si sono evolute. Il lavoro procede a gonfie vele, aumentano le responsabilità ma di conseguenza anche le soddisfazioni. La mia vita sta subendo delle forti ondate, che non possono che portarmi bene; spero solo di riuscire a mantenere la rotta nel migliore dei modi. Fortunatamente al mio fianco ho sempre un fantastico equipaggio (e anche dei grandi ammiragli), che finalmente si è arricchito di una importante figura femminile: Esther.
Si vede che è molto che non scrivo: volevo parlare di Netmage e sono già alla deriva, per continuare ad usare un gergo da marina, che non mi si addice per niente. Con un colpo di timone, raddrizzo la barca e punto la prua verso la meta.
Netmage dicevamo, importante festival di live media di Bologna, evento spin-off di artefiera. Nella mia incoscienza decido di andarci di sabato, l’ultimo giorno. Palazzo Re Enzo è gremito. Ci accoglie un’installazione sonora: “Pneumatic sound field” di Edwin van der Heide, una struttura metallica che regge delle valvole pneumatiche che fanno vibrare l’aria in maniera intensa, avvolgendo chi si immerge nella struttura… un senso di spaesamento davvero suggestivo, il rumore crea silenzo. Mi accorgo che sono un dei pochi ad apprezzare… cominciamo bene… Ok si parte: fila per il biglietto, fila per la birra, uscite ed entrate che si confondono come se fossero un disegno di Escher… insomma lo spazio è molto suggestivo, ma sembra organizzato da un bimbo che gioca con il lego. Entro nella sala principale, immensa, piena di schermi, dove dei djs e vjs stanno dando vita alla loro performance. Dopo poco capisco che la sala più grande è la sala cosiddetta “commerciale”. Il livello degli eventi è piuttosto mediocre e ritrito, e dopo poco la stanza è popolata di tamarri in attesa della festa finale. Scelgo di rifugiarmi nella sala piccola. La decisione si rivela molto azzeccata. Da segnalare assolutamente il lavoro dei Visomatic inc. ed Errorsmith Telematique, i quali danno vita ad una performance minimal, composta da una struttura tridimensionale di styrofoam, sulla quale si susseguono diverse luci, a seconda dei tipi di suono, dalla frequenza e tonalità a cui vengono associate. Bello il risultato, ed interessante l’introduzione della spazialità fisica, all’interno di una ricerca simile. Di sicuro impatto i Prurient, un ensemble di musicisti che fanno un noise elettronico di evidente ispirazione black metal, creando un muro di suono, rafforzato dalle grida strazianti del cantante. Ottimo, sembra il superamento del metalcore!
Prima di uscire, carico di entusiasmo e curiosità mi faccio consigliare un disco dal ragazzo della distro. Lo devo ancora ascoltare bene… Costo: 7 euro, ne avevo 10 e, non avendo resto da darmi, mi aggiunge una cassetta e mi chiede:”è la cassetta di un ragazzo molto bravo, conosci Claudio Rocchetti?”. Rispondo che è un amico di Bolzano… mi viene da dire qua nto è piccolo il mondo, ma credo di essere piccolo solo io.


The end

December 31st, 2007

25.jpg

L’anno finisce. Ok in realtà non finisce un bel niente, queste festività non mi sono mai piaciute… però mi adeguo e colgo l’occasione per fare dei ringraziamenti, insomma degli “end credits” di un anno, il 2007 che è singificato molto per me.
Anno di cambiamenti, soddisfazioni e forti emozioni. Per questo ringrazio in maniera sparsa (senza ordini di preferenze, anche se ci sono, sperando di non aver dimenticato nessuno!) le seguenti persone:

I miei genitori, Marcello, Beppe, Andrea, Christian, Eleonora, Alex, Martina, Emilio, Irene, Esther, Giulia, Checco, Erica, Raffa, Il team di Campivisivi, L’Accademia di Belle Arti di Urbino, Chia Lab, I miei “kids” di Bolzano: Devid, Claudio, Matteo, xpozzox, Pozza, Florian, Ogni ecc…, i miei “fratelli” Icio, Simone e Stefano, Eros, Andrea I., Eugenio, Natacha, Lisa…

spero di non aver dimenticato nessuno… grazie ancora!


Hardcore graphic design

December 29th, 2007

241.jpg

In questi giorni sto leggendo “American punk hardcore”, un libro che esamina il periodo 1980-’86, durante quale ha avuto la luce uno dei miei generi musicali preferiti, l’hardcore punk americano appunto.
Nelle prime pagine del libro ci sono alcuni esmpi di loghi e marchi utilizzati dalle band del periodo. In mezzo a tante oscenità prodotte in campo grafico/musicale in quegli anni, spicca invece un ottimo esempio di design grafico (almeno secondo il mio metro di giudizio): il marchio dei Black Flag (a sx nell’immagine).

Semplice, crudo e forse un po’ grezzo, come la musica dei black flag, si presenta con una semplice scritta e quattro rettangoli neri che insieme, sintetizzano una bandiera nera, simblo anarchico, che garrisce al vento. Sono 4 come il numero dei componenti del gruppo alle origini (poi divennero 5 e cambiarono numerose volte…).
Il marchio è ben disegnato perchè è diventato un’icona nel corso degli anni: ovunque tu vada, se vedi 4 rettangoli sfalsati sul piano orizzontale ed in serie, che siano su una maglietta, su un cd (vinile al tempo), su un muro o tatuati su un braccio, sai che sono il simbolo dei black flag. Se vai in un negozio di dischi, vedi spuntare i blocchetti neri in mezzo al resto, insomma: funziona. Anche perchè è un marchio, ha le sue decinazioni: rettangoli con lettering intero, spezzato, senza scritta, solo scritta ecc…
Ora la tendenza è tutt’altra. Come la musica hardcore è morta, o meglio si è trasformata in post-hardcore, anche la grafica dei gruppi è mutata, è stata contaminata dalla complessità del metal e dalla “commercializzazione” del pop. Non esistono più marchi delle band. Su cd, magliette, banner, siti ecc… ogni volta compare un elemento grafico differente. Non solo, nel genere è stato introdotto un elemento di complessità che rende spesso i loghi (o marchi) illeggibili. In questo caso ho scelto il “logo” degli Atreyu come esempio (a dx nell’immagine) ma la scenta è stata casuale, ce ne sono moltissimi così: sporchi, illeggibili, banali.

I Black Flag hanno scritto la storia della musica hardcore e non solo, il loro simbolo campeggia e continuerà a farlo sulle magliette dei “kids” di mezzo mondo… alle band di ora non restano che le briciole…


Colpi alla democrazia

December 28th, 2007

23.jpg

Poche ore fa è stata assassinata Benazir Bhutto, leader dell’opposizione Pakistana, nonchè ex primo ministro dello stesso paese asiatico.
Non voglio soffermarmi troppo sulla vicenda in sè, in quanto già molti giornali e telegiornali ne stanno discutendo abbondantemente.
Mi sento però in dovere di spendere poche parole in onore di questa figura, portatrice di democrazia ed uguaglianza, sia sessuale (ricordiamo che il Pakistan è un paese musulmano) che sociale. Come il padre, anche lei è stata vittima di una cospirazione politica.
Quello che mi lascia perplesso è il fatto che, la cospirazione parta dall’alto verso il basso, cioè dai detentori del potere, verso chi si batte per le classi minori, anzichè il contrario. Alle soglie del 2008 tutto ciò mi rattrista.
Altri due colpi sono stati sparati alla democrazia, la quale vacilla sempre di più…

Dimenticavo: buone feste e preparate bene il vostro divertentissimo capodanno!


Vecchio Natale

December 25th, 2007

22.jpg

In occasione del Natale, recupero un mio post dell’anno scorso uscito sul blog di campivisivi. Potrebbe essere il primo di una serie di “ripescaggi”…
Alcune cose che avevo pubblicato su quel blog (continuate a seguirlo!), penso possano essere riprese e rilette con un ottica diversa.

Natale, nascita di un mito. (24/12/2006)
In questi giorni di festa e di celebrazioni più o meno religiose, tende ad espandersi un’ormai classica ondata di buonismo generale.
In un paese di radicate tradizioni cattoliche come il nostro, il Natale si pone come la festa madre, legata sia ad un modello liturgico-religioso, se vogliamo “spirituale” (questa implicazione la ritengo molto forzata), sia su un piano meramente consumistico.
In poche parole Babbo natale vs. Gesù bambino.
Nel senso comune viene attribuito al natale un’origine cristiana, ma molto probabilmente questa affermazione è suscettibile a contraddizioni.
Il natale, nella tradizione dell’antica Roma faceva riferimento ad una festività pagana, dedicata al Dio Mitra, il dio del sole, in quanto in questo periodo dell’anno, le giornate cominciano ad “allungarsi”. Questa ricorrenza cadeva esattamente il 25 dicembre. Oltre alla festività latina, ve ne erano molte sparse per il globo, dall’Egitto, fino ai paesi scandinavi, tutti legati ad una ritualità pagana, facente riferimento al sole.
È probabilmente errato considerare il natale come una festa per la nascita di Cristo in quanto, secondo la storiografia moderna, la data ed il periodo non corrisponderebbero con il 25 dicembre di duemilaesei anni fa, anzi si considera come probabile data di nascita il periodo tra il 7 ed il 4 a.c. (…).
Non solo, in questi giorni ricorre anche l’Hannukah, festa della luce di tradizione ebraica.
In definitiva la data del 25 dicembre è stata adottata a partire dal processo di cristianizzazione iniziato verso il III secolo d.c., accorpando le feste pagane ricorrenti nel periodo, unificando popoli e usanze sotto un’unica religione.
Veniamo all’aspetto meno religioso, ma altrettanto mitico del natale: Babbo natale.
Forse non molti sanno come è nata questa figura natalizia. Egli ha origine da una figura cristiana (quale coincidenza…), più precisamente da San Nicola di Mira (attuale Turchia), detto anche Nikolaus dalle popolazioni del nordeuropa. Egli viene tuttore festeggiato come S. Nikolaus (in olanda Sinterklaas, da cui Santa Claus), il 6 dicembre, giorno nel quale, vestito di rosso, in abito ecclesiastico ovviamente, elargisce doni ai bambini.
Questa figura si è progressivamente trasformata in babbo natale, secondo teorie diverse. Una di queste dice che gli immigrati in America nei due secoli scorsi, ricevevano le lettere di auguri per la festa di S. Nikolaus verso il fine dicembre, anziche all’inizio del mese, causa ritardi postali. Da qui lo slittamento dei festeggiamenti. L’iconografia del corpulento signore che tuttora conosciamo, è stata laicizzata da Haddon Sundblom, nei primi del ‘900, in relazione alle campagne pubblicitarie della Coca-cola.
In un mix di religione, commercio e “buoni sentimenti”, ha preso vita la festa che tuttora conosciamo, e che personalmente non mi sento di abbracciare.
Sotto un alone mitologico, le divinità religiose e commerciali tendono a fondersi, talvolta a scontrarsi. In fin dei conti ognuno porta avanti quello in cui “crede”. In relazione al nostro percorso di ricerca spirituale, possiamo vedere che spesso dietro gesti apparentemente carichi di spiritualità, v’è poco di essa. La nostra ricerca continua, ma sul Natale vorrei finire qui, evitando magari discorsi troppo polemici, dogmatici e banali.
Daltronde a natale siamo tutti più buoni…


Venticinque

December 19th, 2007

21.jpg

Mercoledì 19 dicembre 2007, compio 25 anni.
Com’è avere 25 anni? quando ero ragazzino dicevo: “guarda quello, è grande! avrà 25 anni…”
Ecco com’è avere 25 anni. È quell’età che a 14 ti sembra la soglia della maturità, poi scopri che questa soglia continua a spostarsi in avanti…
Avere venticinque anni è non poter fare le cazzate dei vent’anni, ma non si può aver la pretesa di essere maturi come un trent’enne (anche se effettivamente lo si è).
Un quarto di secolo, neanche la metà: una mezza, mezza misura…. fate voi!

A parte tutto quest’anno è stato un vero e proprio anno di transizione, che sta procedendo sempre meglio… se la mia incostanza mi abbandonerà per qualche giorno, verso fine anno vorrei fare un classico post di bilancio e di “credits”…


Nuovi corsi

November 19th, 2007

20.jpgCome ogni blog che si rispetti, anche il mio tratterà di musica. Ma non per questo diventerà rispettabile.Ieri sera ho deciso di andare a sentire gli Okkervil River, gruppo indie-rock (termine che non sopporto perchè inutile ed inflazionato, ma serve allo scopo) americano, che apprezzavo seppur dopo l’ascolto di un solo loro disco. Non vorrei soffermarmi troppo sull’aspetto musicale. Non sono un esperto, ma un paio di cose vanno dette.Il cantante ha una voce struggente, una di quelle che ti entra nella pelle e, nelle parti più acute, vibra e stride nelle ossa di chi ascolta. Gli altri 5 componenti sono dei musicisti di grande livello, polivalenti che si destreggiano tra una tastiera, un campionatore, una chitarra elettrica ecc… Il suono è molto robusto, a tratti malinconico, mai banale: uno dei migliori gruppi che io abbia avuto il piacere di ascoltare dal vivo.Detto ciò torniamo a me. Per assistere al concerto ho fatto una scelta (un ringraziamento va ovviamente a Martina che mi ha gentilmente scarrozzato): o vedere gli Okkervil River, o un altro concerto sempre all’estragon di Bologna, giovedì prossimo, e sentire agli Agnostic Front ed Evergreen Terrace, 2 gruppi hardcore-punk americani. La scelta era da fare per motivi di budget, ma non solo. Ne sono usciti vincitori gli Okkervil, per un fatto culturale e sociale: avevo bisogno di aria nuova. Solitamente vado a concerti dove energumeni tatuati sbraitano la loro rabbia, davanti ad una mischia umana di carne e sudore, che si agita senza un fine apparente. Ho deciso di assistere ad un espressione profonda, toccante, allo stesso tempo comunque energica, come quella espressa dagli Okkervil River. Forse è l’ennesimo segno di un cambiamento.


Designers?

November 18th, 2007

19.jpgGiovedì sera, ore 19. Appuntamento all’Accademia di Belle Arti di Bologna per l’incontro con Ian Anderson, fondatore dello studio inglese the designers republic.L’evento è terribilmente sponsorizzato da una marca di gin dalla bottiglia blu, per cui tutta la comunicazione assume quella colorazione e non solo. L’ingresso dell’istituto è inondato da una luce blu, che dà un’atmosfera un po’ ridicola all’evento. Ma sinceramente se questo è il prezzo da pagare per realizzare un evento in un istituto statale, ben venga!La sala attrezzata per l’evento è molto grande, “brandizzata” con il marchio del gin e con dei cuscini a terra che rendono l’ambiente molto rilassato, ma tristemente banale.Anderson comincia a presentare i lavori dello studio. Inutile soffermarsi troppo: la loro grafica ha tracciato le linee base e lo stile per la comunicazione visiva dalla metà degli anni novanta in poi, nel bene e nel male. Alcune contraddizioni nel suo discorso, portano comunque a degli spunti molto interessanti sulla figura del designer, del progettista.Dapprima dice che il designer deve slegarsi dal suo ruolo, essere al di sopra (o al di sotto aggiungo io) degli stili, e sono ampiamente d’accordo. Poi però afferma che deve anche adattarsi al progetto e lasciarsi strasportare, ma stavolta non sono concorde. A suo dire non ha troppa importanza il colore, la scelta di una font piuttosto che una determinata forma per rappresentare una ricerca progettuale, per poi successivamente invitare i presenti a prestare molta attenzione agli elementi che si utilizzano nel progetto, come una scritta o un colore… qualcosa non torna.I loro lavori sono veramente d’impatto: molti di noi si sono ispirati al loro stile in un momento del proprio percorso di stile personale. Ad un certo punto Anderson afferma di aver lavorato sulla sovrabbondanza di elementi espressivi, per poi ricorrere anche al minimalismo estremo. Evidentemente abbiamo un diverso concetto di minimalismo. Ciò non toglie nulla alla qualità del loro percorso di designer e progettisti a tutto campo (dalla grafica, al packaging, al video, all’archigrafica…).Una sua affermazione mi ha particolarmente interessato. Secondo Anderson il designer no ha risposte, bensì si occupa di porre delle domande, cosa che sicuramente “the designers republic” ha fatto nel corso degli anni.Mi sto forse sbagliando?


Come d’autunno

November 6th, 2007

18.jpg

È difficile non essere retorici o nostalgici in queste occasioni.
Nel giro di poche ore ci hanno lasciato due grandi figure del nostro secolo che, apparentemente, hanno poco in comune.
Enzo Biagi e Niels Liedholm erano rispettivamente un grande giornalista ed un grande sportivo: entrambi, a loro modo, hanno contraddistinto la storia degli ultimi 60 anni.
Biagi ha raccontato e vissuto in prima linea la storia del ‘900, come giornalista, ma prima ancora come uomo. Da sempre antifascista, ha scritto per le massime testate nazionali, per poi tenere a battesimo la televisione negli anni ‘60, fino ad esserne emarginato negli anni del “governo Berlusconi”. Negli ultimi tempi era tornato in video per salutarci, con il suo grande stile che lo ha contraddistinto, la sua calma, obiettività e pacatezza che hanno fatto scuola.
Liedholm era svedese, da giovanissimo arrivo in Italia per giocare a calcio nel Milan. Non lasciò più i colori rossoneri fino al ritiro dal calcio giocato, dopo aver vinto numerosi trofei e segnato valanghe di goal. Proseguì la carriera come allenatore, sempre al Milan ed alla Roma, vincendo anche nel nuovo ruolo e gettando le basi per il calcio moderno, propagando la difesa a zona ed il calcio spettacolo. Per i suoi modi signorili dentro e fuori dal campo, era soprannominato “il barone”.
Ecco che cosa hanno in comune Biagi e Liedholm: il modo di fare, di essere, di rapportarsi al mondo. Tutti e due sono simbolo di un epoca che non c’è più.
I loro modi composti, il parlare sussurrato, al quale bisogna tendere l’orecchio per ascoltare bene quello che hanno da dire, il loro essere d’esempio, il voler elargire, come dei buoni nonni, la loro esperienza.
In una società così frenetica, caotica e volgare, ci mancheranno moltissimo.
Mi spiace, sono stato nostalgico…


ColtivAzioni

October 26th, 2007

17.jpg

Per l’ennesima volta ho trascurato il mio blog.
Naturalmente sono stato occupato in diversi progetti, di diverso genere, con diversi esiti e soddisfazioni.
In continua lotta con i miei emisferi celebrali, ecco cosa ho prodotto assieme a muschi&licheni e chialab:
- una proposta per il sito del museo del design della Triennale
- un sito per un gruppo di insegnanti di didattica dell’arte
- un sito per un consorzio di cooperative sociali

enjoy.