Archive for November, 2007

Nuovi corsi

Monday, November 19th, 2007

20.jpgCome ogni blog che si rispetti, anche il mio tratterà di musica. Ma non per questo diventerà rispettabile.Ieri sera ho deciso di andare a sentire gli Okkervil River, gruppo indie-rock (termine che non sopporto perchè inutile ed inflazionato, ma serve allo scopo) americano, che apprezzavo seppur dopo l’ascolto di un solo loro disco. Non vorrei soffermarmi troppo sull’aspetto musicale. Non sono un esperto, ma un paio di cose vanno dette.Il cantante ha una voce struggente, una di quelle che ti entra nella pelle e, nelle parti più acute, vibra e stride nelle ossa di chi ascolta. Gli altri 5 componenti sono dei musicisti di grande livello, polivalenti che si destreggiano tra una tastiera, un campionatore, una chitarra elettrica ecc… Il suono è molto robusto, a tratti malinconico, mai banale: uno dei migliori gruppi che io abbia avuto il piacere di ascoltare dal vivo.Detto ciò torniamo a me. Per assistere al concerto ho fatto una scelta (un ringraziamento va ovviamente a Martina che mi ha gentilmente scarrozzato): o vedere gli Okkervil River, o un altro concerto sempre all’estragon di Bologna, giovedì prossimo, e sentire agli Agnostic Front ed Evergreen Terrace, 2 gruppi hardcore-punk americani. La scelta era da fare per motivi di budget, ma non solo. Ne sono usciti vincitori gli Okkervil, per un fatto culturale e sociale: avevo bisogno di aria nuova. Solitamente vado a concerti dove energumeni tatuati sbraitano la loro rabbia, davanti ad una mischia umana di carne e sudore, che si agita senza un fine apparente. Ho deciso di assistere ad un espressione profonda, toccante, allo stesso tempo comunque energica, come quella espressa dagli Okkervil River. Forse è l’ennesimo segno di un cambiamento.

Designers?

Sunday, November 18th, 2007

19.jpgGiovedì sera, ore 19. Appuntamento all’Accademia di Belle Arti di Bologna per l’incontro con Ian Anderson, fondatore dello studio inglese the designers republic.L’evento è terribilmente sponsorizzato da una marca di gin dalla bottiglia blu, per cui tutta la comunicazione assume quella colorazione e non solo. L’ingresso dell’istituto è inondato da una luce blu, che dà un’atmosfera un po’ ridicola all’evento. Ma sinceramente se questo è il prezzo da pagare per realizzare un evento in un istituto statale, ben venga!La sala attrezzata per l’evento è molto grande, “brandizzata” con il marchio del gin e con dei cuscini a terra che rendono l’ambiente molto rilassato, ma tristemente banale.Anderson comincia a presentare i lavori dello studio. Inutile soffermarsi troppo: la loro grafica ha tracciato le linee base e lo stile per la comunicazione visiva dalla metà degli anni novanta in poi, nel bene e nel male. Alcune contraddizioni nel suo discorso, portano comunque a degli spunti molto interessanti sulla figura del designer, del progettista.Dapprima dice che il designer deve slegarsi dal suo ruolo, essere al di sopra (o al di sotto aggiungo io) degli stili, e sono ampiamente d’accordo. Poi però afferma che deve anche adattarsi al progetto e lasciarsi strasportare, ma stavolta non sono concorde. A suo dire non ha troppa importanza il colore, la scelta di una font piuttosto che una determinata forma per rappresentare una ricerca progettuale, per poi successivamente invitare i presenti a prestare molta attenzione agli elementi che si utilizzano nel progetto, come una scritta o un colore… qualcosa non torna.I loro lavori sono veramente d’impatto: molti di noi si sono ispirati al loro stile in un momento del proprio percorso di stile personale. Ad un certo punto Anderson afferma di aver lavorato sulla sovrabbondanza di elementi espressivi, per poi ricorrere anche al minimalismo estremo. Evidentemente abbiamo un diverso concetto di minimalismo. Ciò non toglie nulla alla qualità del loro percorso di designer e progettisti a tutto campo (dalla grafica, al packaging, al video, all’archigrafica…).Una sua affermazione mi ha particolarmente interessato. Secondo Anderson il designer no ha risposte, bensì si occupa di porre delle domande, cosa che sicuramente “the designers republic” ha fatto nel corso degli anni.Mi sto forse sbagliando?

Come d’autunno

Tuesday, November 6th, 2007

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È difficile non essere retorici o nostalgici in queste occasioni.
Nel giro di poche ore ci hanno lasciato due grandi figure del nostro secolo che, apparentemente, hanno poco in comune.
Enzo Biagi e Niels Liedholm erano rispettivamente un grande giornalista ed un grande sportivo: entrambi, a loro modo, hanno contraddistinto la storia degli ultimi 60 anni.
Biagi ha raccontato e vissuto in prima linea la storia del ‘900, come giornalista, ma prima ancora come uomo. Da sempre antifascista, ha scritto per le massime testate nazionali, per poi tenere a battesimo la televisione negli anni ‘60, fino ad esserne emarginato negli anni del “governo Berlusconi”. Negli ultimi tempi era tornato in video per salutarci, con il suo grande stile che lo ha contraddistinto, la sua calma, obiettività e pacatezza che hanno fatto scuola.
Liedholm era svedese, da giovanissimo arrivo in Italia per giocare a calcio nel Milan. Non lasciò più i colori rossoneri fino al ritiro dal calcio giocato, dopo aver vinto numerosi trofei e segnato valanghe di goal. Proseguì la carriera come allenatore, sempre al Milan ed alla Roma, vincendo anche nel nuovo ruolo e gettando le basi per il calcio moderno, propagando la difesa a zona ed il calcio spettacolo. Per i suoi modi signorili dentro e fuori dal campo, era soprannominato “il barone”.
Ecco che cosa hanno in comune Biagi e Liedholm: il modo di fare, di essere, di rapportarsi al mondo. Tutti e due sono simbolo di un epoca che non c’è più.
I loro modi composti, il parlare sussurrato, al quale bisogna tendere l’orecchio per ascoltare bene quello che hanno da dire, il loro essere d’esempio, il voler elargire, come dei buoni nonni, la loro esperienza.
In una società così frenetica, caotica e volgare, ci mancheranno moltissimo.
Mi spiace, sono stato nostalgico…