Archive for the 'Percezioni' Category

Ci scusiamo per l’interruzione…

Wednesday, May 28th, 2008

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A causa di qualche problema tecnico (chi vede questo blog su windows se ne sarà accorto), le attività di questo blog sono temporaneamente sospese.
Appena possibile riprenderà la “regolare” programmazione.
Restate sintonizzati, stiamo lavorando anche al restyling di costrutto.com.
Seguiranno a breve altri aggiornamenti.
Vi lasciamo agli altri eventi del web, buona navigazione.

Lifestyle…

Saturday, April 19th, 2008

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Similitudini

Wednesday, April 9th, 2008

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Mi chiedo cosa vuol dire progettare.
Mi chiedo che scopo abbiano i concorsi.
Mi chiedo cos’è un’idea.
Mi chiedo cos’è l’impegno.
Mi chiedo cos’è e a cosa serve il “sudore”.

Due concorsi a cui ho partecipato (su invito):
www.torinoworlddesigncapital.it
www.urbancenter.to.it

entrambi vinti dallo stesso studio: alias2k

le similitudini non finiscono qui.
Buona visione.

A coffee break in my kitchen…

Saturday, February 23rd, 2008

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Coffee and tv

Wednesday, February 20th, 2008

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Ho trovato il coronamento della mia nostalgia degli anni ‘90 (non chiedetemi il perchè in questo periodo apprezzi ciò che ha prodotto quel decennio, non ne ho idea neanche io).Cercando su google immagini del video “Coffee and TV” dei Blur, mi sono imbattuto nei layout ritagliabili dei personaggini di carta protagonisti del clip…
Li ho tagliati ed incollati emozionato come un bambino di 5 anni che monta una sorpresina kinder.

“February Stars” - Foo Fighters

Saturday, February 9th, 2008

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Hanging on
Here until I’m gone
Right where I belong
Just hanging on

Even though
I watched you come and go
How was I to know
You’d still show

One day i’ll have enough to get more
Ill wait to hear your final call
Hanging on

Hanging on
Here until I’m gone
Right where I belong
Just hanging on

Even though
Passed the time alone
Soon were so unknown
It heals the soul

You’ll ask if the walls are building higher
Well light the shadows of them all
Id stand but theyre much too usefull
And I fall

February stars!
Floating in the dark!
Temporary stars!
February stars!

Da “Homo consumens” di Z. Bauman

Friday, February 8th, 2008

Citazione di M. Maffesoli:
“Io sono colui che sono perchè gli altri mi riconoscono come tale”.

Ma che succede se io non mi riconosco? Ha importanza a questo punto?
Questioni di percezioni.
Piccolo spunto di riflessione.

Marinaio di montagna

Sunday, January 27th, 2008

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Sembra passato un anno dal mio ultimo post…
Recupero le idee, e cerco di metterle in fila. Con il nuovo anno, sono cambiate già molte cose, o meglio si sono evolute. Il lavoro procede a gonfie vele, aumentano le responsabilità ma di conseguenza anche le soddisfazioni. La mia vita sta subendo delle forti ondate, che non possono che portarmi bene; spero solo di riuscire a mantenere la rotta nel migliore dei modi. Fortunatamente al mio fianco ho sempre un fantastico equipaggio (e anche dei grandi ammiragli), che finalmente si è arricchito di una importante figura femminile: Esther.
Si vede che è molto che non scrivo: volevo parlare di Netmage e sono già alla deriva, per continuare ad usare un gergo da marina, che non mi si addice per niente. Con un colpo di timone, raddrizzo la barca e punto la prua verso la meta.
Netmage dicevamo, importante festival di live media di Bologna, evento spin-off di artefiera. Nella mia incoscienza decido di andarci di sabato, l’ultimo giorno. Palazzo Re Enzo è gremito. Ci accoglie un’installazione sonora: “Pneumatic sound field” di Edwin van der Heide, una struttura metallica che regge delle valvole pneumatiche che fanno vibrare l’aria in maniera intensa, avvolgendo chi si immerge nella struttura… un senso di spaesamento davvero suggestivo, il rumore crea silenzo. Mi accorgo che sono un dei pochi ad apprezzare… cominciamo bene… Ok si parte: fila per il biglietto, fila per la birra, uscite ed entrate che si confondono come se fossero un disegno di Escher… insomma lo spazio è molto suggestivo, ma sembra organizzato da un bimbo che gioca con il lego. Entro nella sala principale, immensa, piena di schermi, dove dei djs e vjs stanno dando vita alla loro performance. Dopo poco capisco che la sala più grande è la sala cosiddetta “commerciale”. Il livello degli eventi è piuttosto mediocre e ritrito, e dopo poco la stanza è popolata di tamarri in attesa della festa finale. Scelgo di rifugiarmi nella sala piccola. La decisione si rivela molto azzeccata. Da segnalare assolutamente il lavoro dei Visomatic inc. ed Errorsmith Telematique, i quali danno vita ad una performance minimal, composta da una struttura tridimensionale di styrofoam, sulla quale si susseguono diverse luci, a seconda dei tipi di suono, dalla frequenza e tonalità a cui vengono associate. Bello il risultato, ed interessante l’introduzione della spazialità fisica, all’interno di una ricerca simile. Di sicuro impatto i Prurient, un ensemble di musicisti che fanno un noise elettronico di evidente ispirazione black metal, creando un muro di suono, rafforzato dalle grida strazianti del cantante. Ottimo, sembra il superamento del metalcore!
Prima di uscire, carico di entusiasmo e curiosità mi faccio consigliare un disco dal ragazzo della distro. Lo devo ancora ascoltare bene… Costo: 7 euro, ne avevo 10 e, non avendo resto da darmi, mi aggiunge una cassetta e mi chiede:”è la cassetta di un ragazzo molto bravo, conosci Claudio Rocchetti?”. Rispondo che è un amico di Bolzano… mi viene da dire qua nto è piccolo il mondo, ma credo di essere piccolo solo io.

Hardcore graphic design

Saturday, December 29th, 2007

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In questi giorni sto leggendo “American punk hardcore”, un libro che esamina il periodo 1980-’86, durante quale ha avuto la luce uno dei miei generi musicali preferiti, l’hardcore punk americano appunto.
Nelle prime pagine del libro ci sono alcuni esmpi di loghi e marchi utilizzati dalle band del periodo. In mezzo a tante oscenità prodotte in campo grafico/musicale in quegli anni, spicca invece un ottimo esempio di design grafico (almeno secondo il mio metro di giudizio): il marchio dei Black Flag (a sx nell’immagine).

Semplice, crudo e forse un po’ grezzo, come la musica dei black flag, si presenta con una semplice scritta e quattro rettangoli neri che insieme, sintetizzano una bandiera nera, simblo anarchico, che garrisce al vento. Sono 4 come il numero dei componenti del gruppo alle origini (poi divennero 5 e cambiarono numerose volte…).
Il marchio è ben disegnato perchè è diventato un’icona nel corso degli anni: ovunque tu vada, se vedi 4 rettangoli sfalsati sul piano orizzontale ed in serie, che siano su una maglietta, su un cd (vinile al tempo), su un muro o tatuati su un braccio, sai che sono il simbolo dei black flag. Se vai in un negozio di dischi, vedi spuntare i blocchetti neri in mezzo al resto, insomma: funziona. Anche perchè è un marchio, ha le sue decinazioni: rettangoli con lettering intero, spezzato, senza scritta, solo scritta ecc…
Ora la tendenza è tutt’altra. Come la musica hardcore è morta, o meglio si è trasformata in post-hardcore, anche la grafica dei gruppi è mutata, è stata contaminata dalla complessità del metal e dalla “commercializzazione” del pop. Non esistono più marchi delle band. Su cd, magliette, banner, siti ecc… ogni volta compare un elemento grafico differente. Non solo, nel genere è stato introdotto un elemento di complessità che rende spesso i loghi (o marchi) illeggibili. In questo caso ho scelto il “logo” degli Atreyu come esempio (a dx nell’immagine) ma la scenta è stata casuale, ce ne sono moltissimi così: sporchi, illeggibili, banali.

I Black Flag hanno scritto la storia della musica hardcore e non solo, il loro simbolo campeggia e continuerà a farlo sulle magliette dei “kids” di mezzo mondo… alle band di ora non restano che le briciole…

Venticinque

Wednesday, December 19th, 2007

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Mercoledì 19 dicembre 2007, compio 25 anni.
Com’è avere 25 anni? quando ero ragazzino dicevo: “guarda quello, è grande! avrà 25 anni…”
Ecco com’è avere 25 anni. È quell’età che a 14 ti sembra la soglia della maturità, poi scopri che questa soglia continua a spostarsi in avanti…
Avere venticinque anni è non poter fare le cazzate dei vent’anni, ma non si può aver la pretesa di essere maturi come un trent’enne (anche se effettivamente lo si è).
Un quarto di secolo, neanche la metà: una mezza, mezza misura…. fate voi!

A parte tutto quest’anno è stato un vero e proprio anno di transizione, che sta procedendo sempre meglio… se la mia incostanza mi abbandonerà per qualche giorno, verso fine anno vorrei fare un classico post di bilancio e di “credits”…